Innanzitutto vogliamo scusarci con Enzo, la cui segnalazione, a causa di una dimenticanza, è rimasta a lungo ad ammuffire sotto altre mail.

Vogliamo specificare che non abbiamo letto il fumetto in questione ma il nostro Reparto Chissenefrega ci ha consigliato comunque di pubblicare il tutto senza alcuna verifica. In quest’Italia di cialtroni chi siamo noi per dare un qualche esempio di professionalità?

 

“volevo porre alla vostra attenzione la saga back in black dell’uomo ragno, il cui primo numero risale all’aprile 2007 (in america).
Come penso saprete, la saga inizia con zia May che si becca un bel proiettile da un sicario di Kingpin, e viene prontamente ricoverata in ospedale, andando in coma. Nello stesso mese inizia un’altra saga su un’altra testata: “Lo strano caso del…” su Sensational Spiderman, storia che dovrebbe essere in continuity, dato che Peter indossa il costume nero.

Venendo al dunque, nella saga apparsa su Sensational Spiderman zia May sembra essere viva e vegeta! (vignetta testimone!)
La cosa salta subito all’occhio perchè in Italia le due saghe iniziano sullo stesso numero (471): quindi aprendo la prima pagina vediamo zia May che si accascia con un proiettile nello stomaco… e poche pagine dopo tranquilla e riposata che guarda fuori dalla finestra insieme a MJ.”

 

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Da “Spiderman – Back in Black”, sceneggiatura di Michael Straczynski, disegni di Ron Garney e “Lo strano caso del…”, sceneggiatura di Roberto Aguirre-Sacasa, disegni di Angel Medina.
Grazie a Enzo.

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Arrivare in ritardato” significa presentarsi ad un appuntamento cavalcando una persona sofferente di un deficit dello sviluppo cognitivo e socio-relazionale.
Da “FActor-V N.1 – L’inconfutabile verità sui vampiri”, sceneggiatura di Sergio Stivaletti e Luca Cerretti, disegni di Daniele Statella e Matteo Bussola.
Grazie a Claudio.
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Uno degli omini in basso sulla terrazza, se non ho capito male, dovrebbe essere Leonardo Da Vinci, quindi dovremmo essere intorno alla fine del XV secolo (notate il tipico Galactus rinascimentale in alto a destra).
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Ed ecco il Vittoriano, la cui costruzione è stata ultimata nel 1888.
Ovazione per gli autori e un sincero grazie all’editor che ha fatto passare questa perla.
Da “S.H.I.E.L.D (Unlettered) #1”, sceneggiatura di Jonathan Hickman, disegni di Dustin Weaver.
Grazie a Salvatore.
Le immagini originali provengono da Comic Book Resources.
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Mmm… strano avvertimento “ora ti toglierò la mano dalla bocca, ma tu non devi gridare”… ma si suppone che per passare dalla mano destra alla sinistra, anche solo per un attimo, le abbia lasciato la bocca libera.
Come siamo pignoli.
Da “Dylan Dog N.247 – Tutti gli amori di Sally”, sceneggiatura di Pasquale Ruju, disegni di Piero Dall’Agnol.
Grazie al Berna.
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Immaginate di ricevere uno schiaffo talmente forte che, nonostante vi arrivi sull’orecchio sinistro sentiate un dolore penetrante al destro.
Ahi…
Da “Magasin Général” sceneggiatura e disegni di Régis Loisel e Jean-Louis Tripp.
Grazie a Geppo.

Giuseppe ci ha inviato una segnalazione che noi non saremmo mai in grado di spiegare con parole nostre senza farci esplodere la testa.

Per questo prenderemo in prestito le sue:

>ad un cubo di cui vediamo tre facce complete, segue un ulteriore
punto di vista in cui si scopre una faccia completa adiacente ad una faccia con il solo pezzo centrale(!) in disordine

intanto cerco di dirla subito in due parole:

come si vede nella simulazione che allego, con il cubo in una configurazione del genere
anche portando ad uno stato di risoluzione più avanzata possibile le rimanenti facce
è impossibile avere almeno due facce complete adiacenti

mentre nella vignetta precedente non solo è proprio quello che si vede
ma se ne può dedurre persino una terza!

tre facce complete, tutte e tre adiacenti tra loro:
combinazione con la quale sarebbe impossibile avere una quarta faccia completa con il centro in disordine,
a precindere dallo stato di risoluzione delle due rimaste

adesso invece cerco di dare una inutile spiegazione a quanto ho scritto:

i pezzi di un cubo non possono assumere tutte le combinazioni possibili e immaginabili
muovedosi “vincolati” ai loro assi di rotazione

quando vediamo un cubo apparentemente in disordine
quella è una delle relativamente “limitate” combinazioni che i pezzi del cubo possono assumere

se ad esempio si smontasse il cubo e lo si rimontasse casualmente le combinazioni che si potrebbero ottenere sono
più numerose (non chiedetemi di quanto) di quelle raggiungibili facendo girare i pezzi di un cubo propriamente montato

insomma i pezzi mantengono sempre una certa “dipendenza” tra loro
tanto che è semplicemente impensabile, ad esempio, poter avere un solo unico pezzo orientato male
in un cubo perfettamente completo

ma il caso in questione è ancora più curioso
perché se è già impossibile avere un cubo completo con un singolo pezzo in disordine, qualunque esso sia,
è comunque ovvio che se il pezzo in questione è un centro, inevitabilmente un altro centro debba aver preso il suo posto!

ora, i pezzi centrali delle facce del cubo sono gli unici non intercambiabili,  gli unici “fissi”,
nel senso che tra di loro sono sempre nella stessa relazione

non possono quindi essere scambiati due centri adiacenti,
possiamo solo:
farli ruotare tutti insieme dimodoché a nessuna delle facce corrisponda il suo
o invertire due opposti che tenderanno comunque a ristalibire la corretta relazione con i rimanenti centri
se vogliamo che tutti gli spigoli e gli angoli mantengano il giusto orientamento
…con le conseguenze che si vedono nell’immagine (l’inevitabile scambio degli ulteriori due centri consecutivi)

Insomma l’unica spiegazione plausibile è che quel cubo sia stato smontato e rimontato male (magari da qualcuno frustrato dall’incapacità di risolverlo), il che spiegherebbe perché a Fred, a pagina 95, “rimane sempre qualche casella fuori posto”

 

..fiuuu…

 

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Da “Caravan N.11 – Rivelazioni”, sceneggiatura di Michele Medda, disegni di Fabio Valdambrini.
Grazie a Giuseppe.
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A volte John Doe fa un po’ di confusione tra destra e sinistra.
Da “John Doe N.1 – La morte l’universo e tutto quanto”, sceneggiatura di Roberto Recchioni, disegni di Emiliano Mammucari.
Grazie a Giuseppe.