Claudio ci scrive per segnalare la bizzarra reazione di un’altalena che, nonostante sia rimasta priva di una delle due corde, continua a mantenere una posizione stranamente orizzontale. In più, il pezzo di corda rimasto appeso al piano dell’altalena sembra più corto di quanto sarebbe lecito aspettarsi.

 

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Da “Il primo giorno di sfortuna” su “Topolino N.2852”, sceneggiatura di Bruno Enna, disegni di Roberta Migheli.
Grazie a Claudio.
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Nel giro di sole due pagine questo tipo passa da due a tre stellette. Nel mezzo non fa nulla di così eroico, saluta un soldato semplice e stringe la mano ad un altro personaggio. Il solito parente di chi sa chi.
Per la cronaca: secondo le mie ricerche su internet due stellette dovrebbero corrispondere a general maggiore, con tre stellette invece dovrebbe essere tenente generale. Se qualcuno potesse confermare o smentire avrei la prova che il mio tempo speso sulla rete non è stato vano. Grazie.
Da “Un uomo con una missione”, sceneggiatura di Lorenzo Bartoli, disegni di Rodolfo Torti.
Grazie a Geppo.
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Uno spumantino dal remoto passato: questa qua sopra è una pagina della storia “Idi and me” (1978) sceneggiatura di Bill DuBay, disegni di Esteban Maroto.

Nelle immagini sottostanti vediamo riprodotta nella colonna di sinistra il personaggio femminile di Maroto, nella colonna di destra invece alcuni estratti dalla serie “Idyl”, ad opera di Jeffrey Jones, che venne pubblicata nella prima metà degli anni ’70.

 

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Grazie a Vic per la segnalazione.
Le immagini provengono da raggedclaws.com.
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Questo tipo, solo perché è un giudice, pensa di potersi mettere e togliere la cintura di sicurezza a suo piacimento mentre la macchina è in viaggio.
Da “Jan Dix N.14 – Lo sguardo cieco”, di Carlo Ambrosini
Grazie a Giakobbo.
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Non aveva che da arrivare alla porta in fondo al corridoio, ma a giudicare dall’orientamento delle maniglie e dal numero di sbarre alle finestre si direbbe aver preso un’altra strada.
Da “Dylan Dog N.284 – Nel segno del dolore”, sceneggiatura di Bruno Enna, disegni di Nicola Mari.
Grazie a Pippo.
Nonostante la serie Caravan si sia ormai conclusa, continuiamo a ricevere segnalazioni come piovessero. Stavolta Ciana86 ci fa notare un passaggio piuttosto bizzarro all’interno dell’ultimo volume, il N.12, intitolato “I cancelli dell’Eden” (sceneggiatura di Michele Medda, disegni di Giancarlo Olivares).
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“[…] In breve: Davide Donati con la sorella e Jolene Shawnessy con la madre si
erano nascosti in una città dove la carovana si era fermata.
La carovana era quindi ripartita senza di loro; durante il tragitto notturno
della carovana, Lance che si era “sostituito” a Davide e guidava a rimorchio il
camper dei Donati, fa saltare il camper e fugge con la macchina nel deserto.
La fuga di Lance viene subito fermata dai soldati (che credono che in auto ci
siano Davide & Company).
Sappiamo da Davide che la fuga di Lance dovrebbe essere un diversivo per
guadagnare tempo ma non ha senso.
Infatti i soldati si sono accorti dell’assenza di Davide e gli altri solo
quando hanno fermato l’auto in fuga e si sono resi conto che a guidarla non era
Davide ma Lance. A quel punto si sono ovviamente messi alla ricerca (con il
satellite) di Davide, la sorella e le Shawnessy.
Senza quello stupido diversivo probabilmente non avrebbero mai scoperto (o
comunque lo avrebbero scoperto più tardi) che era Lance a guidare il camper dei
Donati[…]”
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L’utente Momonedusa ci scrive per raccontarci un’interessante usanza dei nativi americani, che è stata dettagliatamente documentata nel volume “Mohican” (sceneggiatura Paolo Morales, disegni di Roberto Diso). Secondo il credo religioso di certe tribù pellerossa se un cavallo, morendo, cadeva sul fianco sinistro, ciò era considerato di cattivo auspicio e tremende ripercussioni avrebbero potuto colpire l’intera comunità. Per questo, nel momento in cui si verificava l’infausto evento, si era soliti girare prontamente il quadrupede sul lato opposto.

Con ciò si spiega l’ampia diffusione del nome pellerossa “Ribaltatore-di-cavalli-morti”.