Un utente ci scrive domandandosi come mai in questa pagina zia May sembra avere la medicazione sopra il camice. Ammettiamo di non avere alcuna conoscenza in campo medico, potrebbe esserci una spiegazione logica a tutto questo ma ignoriamo quale sia. Chiunque potesse dirci di più non esiti a contattarci.
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Da “Amazing Spiderman #539 – Back in black”, sceneggiatura di Michael Straczynski, disegni di Ron Garney e Bill Reinhold.

 

Grazie a Gabriele.

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A pagina 104 i nostri eroi vengono rinchiusi in uno scantinato. Quando finalmente, a pagina 119, riescono ad uscirne sul corridoio non sembra affacciarsi lo stesso numero di porte di prima.
Da “Julia N.34 – Skip, il ladro”, sceneggiatura di Giancarlo Berardi, disegni di Marco Soldi.
Grazie a Marisa.
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Il protagonista in didascalia dice “non ho sparato un colpo” ma nella tavola dopo, in una bella splash, lo vediamo steso accanto alla propria pistola… fumante! Vatti a fidare dei poliziotti.

 

Da “Bite Club” di Howard Chaykin e David Tischman.

 

Grazie ad Andrea per i testi e l’immagine di questo post.

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Questo nano sovralimentato si infila le dita nella carne fino a toccare certe particolari terminazioni nervose, ciò gli permette di ingrossarsi  più di un vitellone alimentato a cereali. Fin qui tutto normale, nei manga si usa fare così.
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Non si capisce però perché, quando il tipo ha raggiunto le dimensioni di un container, gli scompaia quel tatuaggio dalla fronte. Sicuramente c’è qualche aspetto della cultura giapponese che noi non conosciamo che può facilmente spiegare tutto questo.
Da “Fatal Fury” di Ken Ishikawa & Dynamic Pro.
Grazie a Key.
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Questo demone appare in un paio di sequenze all’interno della storia. Durante la sua prima apparizione non sembra avere più di quattro dita per mano.
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Quando riappare verso la fine dell’albo sembra averne cinque. Diavolo di un demonio!
Da “Dylan Dog N.41 – Golconda”, sceneggiatura di Tiziano Sclavi, disegni di Luigi Piccatto.
Grazie a Giovanna.
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C’è solo un modo per giustificare quel riflesso, evidentemente in questa città i cartelloni pubblicitari sono scritti al contrario.
Da “Body Bags” di Jason Pearson.
Grazie a Mattia.

Gipi pare un po’ confuso, è vero che questa storia è un ideale outake da “La Mia Vita Disegnata Male” ma così male da mettere il cuore dall’altra parte è forse troppo.

 

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Da “Io, te, il demonio e la magia nera”, storia e disegni di Gipi.

Grazie ad Andrea per i testi e l’immagine di questo post.

Enrico è un uomo con un sogno: veder pubblicata una sua segnalazione su Nuvole Anomale.

Per raggiungere il suo scopo si è messo in testa di scovare un qualche blooper nel lavoro di Eduardo Risso. Risso, oltre ad essere un autore incredibilmente talentuoso, ha anche il vizio di posizionare correttamente qualsiasi oggetto che appaia più di una volta nei suoi fumetti, controlla che ogni porta si apra dalla parte giusta, che nei posacenere compaia sempre lo stesso numero di mozziconi, chi è mancino non diventa mai destrimano nelle sue storie.

Per Enrico divenne un’ossessione, passò notti insonni alla ricerca di una cicatrice sul lato sbagliato di un volto, di un numero mancante nella targa delle auto disegnate dall’artista. In breve la sua vita andò a rotoli, al lavoro il peso delle notti di veglia gli costarono numerosi richiami, la moglie cominciò a dare segni di insofferenza per l’ossessione del compagno. Fino al giorno in cui vide questo.

 

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Il tipo dalla testa semi-mummificata si è fatto un taglio sulla mano sfondando un vetro qualche vignetta prima. Adesso porta un vistoso cerotto sul dorso della mano destra.
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Qualche pagina dopo il nostro eroe è a terra, crivellato da una raffica di proiettili. Sulla mano non c’è più il cerotto. Enrico si esalta per un attimo. Poi pensa, sarà caduto durante la sparatoria, è facilmente spiegabile.

Poi…

 

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Il cerotto riappare. Enrico si scioglie in lacrime.

Oggi vive in una roulotte, la moglie è solo un ricordo lontano, adesso sa in quali cestini dei giardinetti è facile trovare delle croste di pizza. E prima o poi si abituerà anche al sapore.
E’ un uomo felice.

Grazie Enrico.

 

Da “100 Bullets”, sceneggiatura di Brian Azzarello, disegni di Eduardo Risso.

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Suppongo che l’opzione “rifletti orizzontale” di photoshop sia uno strumento prodigioso per un disegnatore. Avete bisogno di ribaltare una vignetta? Nessun problema, un clic ed il gioco è fatto.
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L’importante è non abusarne.
Da “Hellblazer – Fin nelle ossa”, sceneggiatura di Mike Carey, disegni di Doug Alexander Gregory.
Grazie a Peppe.