Domenico ci propone due immagini chiedendoci se, a nostro parere, una sia debitrice di qualcosa all’altra.

arthur adams,fantastic 4,ryan bodenheim,omaggi

Questa è una pagina tratta da Fear Itself Fearsome Four #2, disegno di Ryan Bodenheim.


arthur adams,fantastic 4,ryan bodenheim,omaggi

 

Questa invece è un’immagine più datata, la copertina dei Fantastici 4 #348, realizzata da Arthur Adams.


La nostra risposta è: boh.

Le due immagini sotto certi aspetti si somigliano, sotto altri sono molto diverse, difficile stabilire quanto possa essere frutto di ispirazione e quanto di casualità.

Fateci sapere la vostra opinione nei commenti.


Grazie a Domenico.


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La famosa “Pocice” londinese, il gruppo scelto che persegue i crimini legati a strafalcioni grammaticali, errori di sintassi e abusi linguistici.

Da “Dylan Dog N.305 – Il museo del crimine”, sceneggiatura di Giovanni Gualdoni, disegni di Nicola Mari.

Grazie a Roberta.

Diabolik,Giuseppe Palumbo

Ottima idea Diabolik, facendo cadere quella catasta di legna Ginko non riuscirà in alcun modo ad aprire la porta.
Ti è sfuggito solo un piccolo dettaglio…

 

Diabolik,Giuseppe Palumbo

…la porta si apre verso l’esterno >__<

 

Da “L’arresto di Diabolik – Il remake”, sceneggiatura di Mario Gomboli e Tito Faraci, disegni di Giuseppe Palumbo.

Grazie ad Umberto.

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E così Forth Season diventa il “Forte Stagione”(Fort Season).

Mi rendo conto che come errore non è granché ma ci piaceva il fatto che una mancata lettera creasse una parola di diverso senso.

 

Dal “Dylan Dog Color Fest N.8”, sceneggiatura di Andrea Cavaletto, disegni di José Ortiz, lettering di Marina Sanfelice.

Grazie a Umberto.

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Noi di Nuvole Anomale restiamo sempre affascinati dalle meraviglie tecniche ipotizzate in Nathan Never, come ad esempio l’auto con la postazione di guida alternata, una volta a destra, una volta a sinistra ecc…

 

Da “Nathan Never N.54 – Bauhaus killer”, sceneggiatura Stefano Piani e Alberto Ostini, disegni di Roberto De Angelis.

Grazie a Claudio.

Captain Marvel,Ed McGuinness

 

Cito da Wikipedia:

“Rosie the Riveter (tradotto: Rosie la Rivettatrice) è un’icona culturale degli Stati Uniti, che rappresenta le donne americane che lavoravano nelle fabbriche durante la Seconda Guerra Mondiale. Molte delle quali erano impiegate in stabilimenti che producevano munizioni e rifornimenti di guerra, spesso sostituendo gli uomini impegnati nell’esercito. Rosie the Riveter è comunemente usata come simbolo del femminismo e del potere economico delle donne.
[…] Nel 1943 […] il comitato per il coordinamento della produzione bellica WPCC (acronimo di War Production Coordinating Committee) realizzò un manifesto di propaganda per sostenere l’impegno statunitense nella seconda guerra mondiale, con l’effigie di Rosie, le cui sembianze vennero tratte da una foto scattata a Geraldine Doyle (1924-2010), diciassettenne operaia in una fabbrica del Michigan.”

 

Captain Marvel,Ed McGuinness

Copertina per Captain Marvel #1, realizzata da Ed McGuinness.

 

Grazie ad Alberto.

Il N.320 di Martin Mystère “Anni trenta” (sceneggiatura di Alfredo Castelli, disegni di Giancarlo Alessandrini) è una sarabanda di citazioni cinematografiche, dove si rincorrono senza soluzione di continuità innumerevoli riferimenti a note e meno note pellicole degli anni ’30, difficile dunque stabilire se all’apparire di un improvviso anacronismo ci troviamo difronte ad un errore o meno. Umbran però ci fa notare un curioso quanto piccolo dettaglio che probabilmente è frutto di una svista.

La vicenda, come da titolo, si svolge nella terza decade del ventesimo secolo e tutto nell’ambientazione è coerente col periodo, ad eccezione di un piccolo dettaglio.

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Sulla sommità dell’Empire State Building si è arrampicato questo gigantesco scimmione (be’, non c’è bisogno di dire quale film viene citato qui).

Sulla cima dell’edifico però svetta una lunga antenna che in realtà venne installata solo negli anni ’50, dunque è impossibile che possa trovarsi lì una ventina di anni prima.

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Grazie ad Umbran.

Ah, le donne, sempre indecise su cosa mettersi. Un attimo prima sono in auto con un paio di pantaloni lunghi e si lamentano di non essere riuscite a fare colazione.

 

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Un attimo dopo, alla stazione di sosta per sgranocchiare qualcosa, sono già in gonna.

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Da “Dylan Dog N.308 – La Dea Madre”, sceneggiatura di Giuseppe De Nardo, disegni di Marco Nizzoli.

Grazie a Il Signor M.

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Attenzione Dylan!

In questa scena, mentre l’Indagatore dell’Incubo e una procace rossa, ehm, ripassano alcune prese di Judo, si scatena un classico fenomeno Poltergeist. Così un paio di cesoie, schivato per un pelo, squarcia la giacca di Dylan Dog (per altro la sua preferita).

Un tipico caso di cesoie-poltergeist.

 

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Ma subito dopo l’affilato strumento non sembra aver lasciato alcun segno sulla giacca di Dylan (per altro la sua preferita)!

Un tipico caso di rammendo-poltergeist.

 

Dal “Dylan Dog Color Fest N.8”, sceneggiatura di Pasquale Ruju, disegni di Lito Fernandez.

 

Grazie a Claudio.

Sergio ci scrive per segnalare una simpatica svista su “Mytico!”:

“In Mytico 2 in apertura una dida cita “il clangore dell’acciaio”: peccato che i miti greci si collocano tra la fine dell’età del bronzo, quando va bene, e l’inizio di quella del ferro, dove le armi erano un po’ diverse di quelle di derivazione romana che indossano in queste tavole.”

Mytico01.jpg

 

Da “Mytico! N.2 – Tutte le teste dell’Idra”, sceneggiatura di Diego Cajelli, disegni di Ivan Fiorelli.

 

Grazie a Sergio (Il tonitruante).